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Intossicazione mediatica

Martedì 14 luglio 2009 - Lavoro

Qualche mese fa una catena di scioperi «selvaggi» si impadroniva delle prime pagine dei giornali di mezza Europa. All’origine vi era la protesta di migliaia di operai inglesi contro l’arrivo nelle raffinerie di Lindsey (Regno Unito) di lavoratori stranieri, per la maggior parte italiani e portoghesi. Quella della febbre xenofoba, conseguenza della crisi economica, sarà somministrata alla quasi totalità dei cittadini europei come causa dell’accaduto.

Verità o menzogna?

Seicentoquarantasette. Tante sono le lettere di licenziamento che i responsabili dell’impresa francese Total hanno imbucato la mattina del 18 giugno scorso. I destinatari, tutti operai inglesi impiegati nelle raffinerie site a Lindsey, scioperavano per solidarietà verso altri 51 operai a loro volta dichiarati... superflui [1].

Ma per una volta non saranno i lavoratori a dover fare buon viso a cattiva sorte. Altrettante infatti sono state le riassunzioni con le quali Total ha dovuto reintegrare tutti i lavoratori licenziati in seguito all’accordo ottenuto dagli scioperanti dopo una schiacciante vittoria sindacale [2].

Lungi dall’essere un evento isolato, la vicenda fa seguito all’ondata di scioperi che lo scorso febbraio è dilagata dalle raffinerie di Lindsey verso decine di altri impianti energetici inglesi. All’origine, l’arrivo di operai italiani e portoghesi reclutati dall’impresa italiana IREM, vincitrice dell’appalto per i lavori di desolforazione bandito dalla francese Total, proprietaria degli impianti.

 Silenzio radio in Italia


Il silenzio della stampa italiana sugli ultimi risvolti della vicenda contrasta con la rilevanza data agli eventi di febbraio: di fronte a operai che scandivano in corteo «lavoro inglese ai lavoratori inglesi», slogan elettorale del primo ministro Gordon Brown passato del tutto inosservato a suo tempo, la stampa europea e in particolare italiana denunciava con toni millenaristici l’avvento del secolo della xenofobia: in preda al panico conseguenza della crisi economica, ci veniva detto, il popolo stava dando libero sfogo ai suoi istinti più bassi, primo fra tutti la paura dello straniero.

 «Informazione» al servizio dei partiti


Pensando di dare una mano a un Partito Democratico incapace di arginare l’ascesa leghista, La Repubblica commentava fuor di metafora: «Brutti, sporchi e cattivi [...] Gli inglesi ci vedono di nuovo così» [3]. Dal canto suo, il Presidente Napolitano, che non perde occasione di ricordare con quanta convinzione si sia sbarazzato delle preoccupazioni della classe operaia, non esitava a qualificare di «inaccettabili» gli scioperi inglesi [4]: «dobbiamo fermare il culto della violenza [...] nei confronti dei lavoratori immigrati». L’amalgama fra scioperi inglesi e recenti violenze xenofobe italiane non era difficile da scorgere.

Ma se tali dichiarazioni non sorprendono da parte di chi ha fatto della conversione alle tesi liberiste il perno della propria carriera politica, tutt’altro si può dire riguardo a esponenti di spicco della sinistra radicale. Per Fausto Bertinotti, infatti, non si trattava d’altro che di un’esecrabile «guerra fra poveri [...] che produce barbarie» [5].

Eppure gli elementi per inserire l’accaduto in una prospettiva più degna di una sinistra capace di decifrare i conflitti sociali non mancavano: a partire dai cartelli «Lavoratori di tutto il mondo, uniamoci!» sorti durante i cortei fino alle centinaia di lavoratori polacchi che si sono uniti spontaneamente alla protesta dei colleghi inglesi [6]: non potendo sempre inquadrarla nella tesi xenofoba, i media hanno scelto più semplicemente di tacere una parte della realtà.

Chi infatti ha degnato quest’ultima di un’analisi più documentata [7] non ha tardato a rendersi conto di una situazione completamente diversa: il ricorso a mano d’opera straniera per aggirare gli accordi sindacali [8], la (involontaria) pressione sui salari di lavoratori sottopagati in nome della sacrosanta concorrenza e lavoratori inglesi che si avventurano in uno sciopero illegale [9] per difendere le retribuzioni di tutti. Insomma, nessuna traccia di xenofobia, se non inventata di sana pianta dai mezzi di comunicazione [10].

 Un caso emblematico per la sinistra italiana


La vicenda inglese è emblematica della situazione di stallo in cui si trova la sinistra italiana caratterizzata da un lato dalla rinuncia della sua componente moderata (Partito Democratico) all’idea che vi sia conflitto di interessi fra mondo del lavoro e mondo dell’impresa e dall’altro dall’incapacità di quella radicale (Rifondazione Comunista) di dare una lettura di tali conflitti socialmente e politicamente accettabile.

In particolare, il comportamento ambiguo della sinistra radicale che condanna coloro che vuole rappresentare sulla base di un’analisi totalmente sbagliata, finisce per lasciare senza rappresentanza politica un’ampia fetta di elettori spingendoli in questo modo a condividere la xenofobia di destra, unica espressione politica possibile del loro malessere.

In modo analogo, questo episodio mette in luce quanto sia illusorio pensare che un’eventuale rinascita della sinistra in Italia possa passare dalla creazione di un nuovo partito. In realtà il primo problema da affrontare è quello della formazione del consenso dei cittadini-elettori in una società in cui i mezzi di informazione rimangono capaci di filtrare la realtà in modo tale da trarre in inganno persino le élite.

Note

[1] Hundreds walk out in support of sacked oil refinery workers, 19 Giugno 2009, The Guardian

[2] Vote ends refinery jobs dispute, 29 Giugno 2009, BBC News

[3] Via gli operai italiani ci rubano il lavoro è rivolta in Inghilterra, 31 gennaio 2009, La Repubblica

[4] Napolitano: Inammissibile lo sciopero inglese, 4 febbraio 2009, La Repubblica

[5] L’Europa condanna gli scioperi anti migranti, 4 Febbraio 2009, Liberazione

[6] Even in a slump, strikes and occupations can get results, 24 giugno 2009, The Guardian

[7] Oltre all’articolo di Seumas Milne precedentemente citato, si legga ciò che lo stesso giornalista di The Guardian ha scritto sul mensile Le Monde Diplomatique di giugno

[8] In particolare lavoratori spagnoli e portoghesi hanno sostituito lavoratori locali durante i lavori di costruzione di alcune centrali elettriche nel Kent. Ovviamente per salari più bassi.

[9] Gli scioperi di solidarietà sono considerati come un delitto dalla legislazione inglese

[10] La rispettabile televisione inglese BBC ha mostrato un operaio che dichiarava a proposito dei lavoratori stranieri «Non possiamo lavorare di fianco a loro» tagliando la seconda parte della frase: «a causa della segregazione che ci divide» per alimentare la visione xenofoba degli scioperanti

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